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E' un mondo difficile ( capitolo 94 )


di chiara94
17.08.2026    |    757    |    263 6.0
"Non interviene, probabilmente perché comprende che, qualsiasi parola potrebbe peggiorare, ulteriormente, la situazione..."
La mia compagna di università scoppia in una risata isterica. Torna subito a gesticolare, quasi incapace di contenersi, mentre il suo atteggiamento trasmette una sicurezza, che sembra voler utilizzare, per riprendere completamente il controllo della situazione.
“ No, Francesco; tu hai parlato come uno sfigato, io sono stata obiettiva.”
La guardo, cercando di non lasciarmi trascinare dalla provocazione. Non voglio trasformare il mio discorso, in una gara, a chi ribatte con maggiore efficacia. Per questo motivo, rispondo con calma.
“ Gaia; può essere. Io ho esposto, come ho interpretato le cose. Mi sono preso io, tutte le colpe. Non mi puoi accusare di nulla.”
Questa volta, Gaia smette di ridere. Il suo volto torna serio e il tono diventa più deciso. Sembra quasi voler ristabilire una distinzione netta, tra la mia interpretazione e quella, che lei considera la realtà.
“ Francesco; la colpa è solamente tua. Nella mia esposizione, sono stata realistica e sincera. Non ti ho illuso, e non ti ho promesso nulla. Hai una chance, come ce l'hanno,altri. Non hai alcuna sicurezza. Non ti posso dare certezze, mi dispiace. Mi vuoi falsa, bugiarda? Vuoi che ti dica, che sceglierò te; quando sai, che non è vero? Attualmente, non posso ancora saperlo. Ogni mia esposizione,verso qualcuno, sarebbe prematura. Mi dispiace di non poterti dire, cosa vorresti sentire.”
Quelle parole mi colpiscono perché, per quanto siano difficili da accettare; contengono una parte di verità, che non posso semplicemente cancellare.
Guardo Gaia e poi mi volto verso la platea.
Tutti mi stanno osservando, ma non vedo più la sicurezza di prima, sui loro volti. C'è incertezza.
Gaia ha appena ribadito qualcosa che, dal suo punto di vista, è perfettamente coerente: non mi ha promesso nulla.
Io ho interpretato gli avvenimenti, secondo le mie emozioni, mentre lei continua a rivendicare il diritto, di non aver ancora scelto.
È una verità terribile per me, ma rimane una verità.

Improvvisamente interviene la ragazza, dai lunghi capelli neri.
Il suo tono è molto più combattivo del mio. Non sembra disposta ad accettare la ricostruzione di Gaia, e decide di esporsi direttamente, davanti a tutti.
“ Non è Francesco, che ci prende in giro, ma sei tu. Abbiamo visto tutti, come l'hai sottomesso e umiliato nei bagni, e come l'hai trattato nel locale, privilegiando il barista. Facendoti addirittura supportare da una, uguale a te. Vi siete messe addirittura in due, per schiacciarlo. Da sola, non ci riesci a dominarlo? Hai bisogno dei rinforzi?”
Gaia reagisce con un'altra risata isterica, e torna a portarsi le mani, sul volto. Non sembra prendere sul serio, l'accusa.
Io, invece, sento il bisogno di intervenire, perché non voglio che la situazione venga ridotta, esclusivamente, a quello che è successo nei bagni, o alle dinamiche della serata.
“ Quanto successo nei bagni, e durante tutta la serata; è solamente marginale. Non sposta gli equilibri. Quello, che li sposta, è il,”fermandomi.
La parola, che dovrei pronunciare, mi rimane bloccata in gola. Non riesco a dire pompino, davanti a tutti.
Sarebbe troppo doloroso, confermare pubblicamente, di aver capito, cosa è successo.
In questo momento, capisco quanto sia ancora potente, dentro di me: anche soltanto nominarlo, rischierebbe di riportarmi esattamente nel punto, da cui sto cercando di uscire.
Gaia annuisce, quasi soddisfatta di aver capito, dove voglio arrivare.
“Proprio così; Francesco. Ci sono cose che incidono, e altre che non incidono nulla. La tua nuova amica dice, che è successo qualcosa, nei bagni. Addirittura, che ti abbiamo sottomesso,”
Scoppia nuovamente a ridere.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, mi guarda con un'espressione affranta. Probabilmente non comprende, perché io abbia deciso di intervenire, in difesa di Gaia; invece di approfittare della sua accusa, per attaccarla.
Per me, però, la ragione è semplice: continuo a credere in quello, che ho appena detto.
La partita non si è giocata nei bagni. Quello, che è accaduto lì, può avermi ferito, può aver modificato il mio stato d'animo, ma non ha determinato, automaticamente, il risultato della situazione.
Pur non condividendo affatto i modi di Gaia, devo riconoscere che, su questo punto, il suo ragionamento ha una sua logica.

Ancora una volta, Bartolomeo interviene. La sua espressione è severa, quasi delusa, da ciò che sta ascoltando.
“ Gaia; mi stai facendo vergognare.”
La mia compagna di università si gira verso di lui, incredula.
“ E per cosa? Credi alla stupidaggine, che l'abbiamo sottomesso? Sono qui con Francesco, e sto parlando tranquillamente, con lui.”
Bartolomeo mi guarda, probabilmente aspettandosi una mia reazione.
Io, però, rimango in silenzio. Non voglio trasformarlo in un ulteriore scontro, tra lui e Gaia.
In questo momento, ho già abbastanza difficoltà, a gestire quello che sta accadendo, tra me e lei.

Gaia riprende il discorso, cercando, nuovamente, di mettere un punto, alla questione.
“ In conclusione, escludendo Massimo; Francesco rimane migliore di tutti voi. Con voi, non prenderei neppure un caffè. Ora sono qui con Francesco, per chiarire un equivoco, che si è generato. Lui non ha capito niente, e ha deciso venire a piagnucolare, da voi. E voi, da perfetti sfigati, l'avete ascoltato, gli avete creduto, e l'avete addirittura appoggiato. Per fortuna, Francesco sembra essersi reso conto, della stupidaggine commessa.”
Poi si gira verso di me.
La frase successiva cambia, nuovamente, il tono della situazione: non sta più parlando soltanto della sfida, o della mia interpretazione degli eventi.
“ Francesco; la mia vita privata, non devi renderla pubblica. Altrimenti, vai al tavolo delle tue nuove amiche, e ci resti.”

Anche questa volta, Bartolomeo non riesce a rimanere in silenzio.
“ Gaia; ma perché te la prendi con lui, e non con il barista? Quello ti ha totalmente sputtanata.”
Gaia scuote la testa.
La sua risposta arriva immediatamente, quasi avesse già preparato una spiegazione.
“ No. Lui stava parlando con Serena. Se qualcuno ha ascoltato, non facendosi gli affari propri; non ci posso fare nulla. Massimo era con me e Serena, e ovviamente parlava con noi. Non faceva la mummia, come ha fatto, per tutta la serata; Francesco.”
Il poliziotto si porta le mani al volto, esasperato.
“ Ma veramente, lo difendi ancora? Il barista ti ha sputtanata, Francesco ti ha difesa.”
Gaia torna a gesticolare. Sembra ormai convinta che la differenza. tra me e Massimo, sia talmente evidente, da non richiedere neppure ulteriori spiegazioni.
“ Massimo è sveglio, Francesco è addormentato. Tutto il resto, non conta.”
Quelle parole mi colpiscono, ma ormai ho imparato, a non reagire, immediatamente, a ogni provocazione.

La ragazza, dai lunghi capelli neri, invece, non sembra intenzionata a lasciarmi solo. Si rivolge direttamente a me, con una preoccupazione, che percepisco, chiaramente, nel tono della voce.
“ Francesco; vieniti a sedere con noi. Non farti più umiliare. Sta continuando a farlo.”
Gaia si gira verso di me. Il suo sguardo torna a incrociare il mio,in attesa di vedere quale decisione, prenderò.
Per qualche secondo rimango fermo, sospeso tra due possibilità: continuare a rispondere a Gaia, oppure accettare l'invito della ragazza, e allontanarmi da questa situazione.
Guardo Gaia, per un istante. Poi torno a guardare la ragazza, dai lunghi capelli neri.
“ Devo dire ancora una cosa, poi vado a casa.”

Gaia torna ad alzare la voce.
La sua pazienza sembra essersi ormai completamente esaurita, e il suo tono assume nuovamente quella durezza che, durante tutta la serata, ha utilizzato, quando vuole imporsi su di me.
“ Francesco; cosa non hai capito, del mio discorso? Basta rivolgerti a loro. Se hai qualcosa da dire, lo dici a me, privatamente.”
La guardo e, questa volta, decido di non arretrare.
“ Non è una cosa, che riguarda te.”
La reazione è immediata. Uno schiaffo mi colpisce sul volto.
Ovviamente, da parte della mia compagna di università.
Per un istante, il locale sembra congelarsi. Il gesto produce un silenzio quasi irreale, mentre la ragazza, dai lunghi capelli neri, si porta le mani, al viso.
Bartolomeo, Valentina e tutti gli altri rimangono praticamente pietrificati.
Io, invece, non reagisco. Dentro di me, provo rabbia, umiliazione e, soprattutto, una sensazione di stanchezza.
So che, rispondere con altra aggressività, significherebbe soltanto peggiorare una situazione, già completamente fuori controllo.
Gaia mi guarda nuovamente, quasi volesse capire se, finalmente, ho compreso il messaggio.
“ Francesco; hai capito, cosa è successo stasera? Forse non l’hai capito, se continui a fare lo scemo. Adesso sei ancora in partita. Se continuerai a fare lo scemo, uscirai dalla partita. Visto che sai; svegliati. Vai a casa, ora. E' meglio, te lo assicuro. Domani ne riparliamo al università. Resto con te, in università. Poi devo andare al lavoro, ma cerco di fare in modo, che dopo possiamo vederci. Mi accompagni tu, al lavoro? Ti basta? Direi che avrai una giornata impegnatissima con me, domani.”
Quello, che mi sorprende, è il repentino cambiamento del suo atteggiamento. Un attimo prima mi colpisce, quello successivo mi propone, praticamente, di passare gran parte della giornata, insieme.
È proprio questa contraddizione, a confondermi maggiormente. Gaia sembra alternare punizione e rassicurazione, minaccia e promessa, allontanamento e riavvicinamento.
Io non riesco più a capire, quale delle due versioni, sia quella autentica.
“ Ti ho già detto, che vado a casa, ma prima voglio dire ancora una cosa.”
La mia risposta fa nuovamente esplodere la sua irritazione.
“ No. Hai già fatto troppo il pagliaccio. Non avrò bisogno di andare al circo, perché uscirò già, con un pagliaccio.”
Nonostante tutto, decido di non rinunciare, completamente, a quello, che voglio dire.
Il discorso rappresenta, ormai, qualcosa di più di una semplice conversazione: è diventato il modo, attraverso cui sto cercando di riappropriarmi della mia voce, dopo una serata, in cui mi sono sentito continuamente giudicato.
“ Mi va bene il programma di domani, ma la cosa, la voglio dire, ugualmente.”
Gaia torna a gesticolare, con rabbia.
“ Se tu dici ancora mezza parola, domani non ti considero, per tutto il giorno. E neanche dopo domani, e neanche il giorno dopo. Come la mettiamo? Non sfidarmi; Francesco. Vai a casa, e basta. Quando arrivi a casa, mandami il messaggio della buonanotte. Se posso, ti rispondo.”
La sua minaccia mi sembra contraddittoria, rispetto alla richiesta, che mi ha appena fatto.
Se vuole ignorarmi, perché dovrebbe interessarle, ricevere un mio messaggio? Per questo, glielo faccio notare.
“ Perché devo mandarti il messaggio della buonanotte, se non te ne frega niente di riceverlo?”
Questa volta, Gaia reagisce malissimo.
Si avvicina e mi mette, nuovamente, le mani sul volto; in un gesto aggressivo; che sembra essere la conseguenza diretta della mia domanda.
Bartolomeo interviene immediatamente e riesce a bloccarla, prima che la situazione degeneri ulteriormente.
“ Sei il solito scemo. Ho voluto metterti alla prova. Ho il dieci per cento di batteria. Se il cellulare si spegne, non potrò risponderti al messaggio. Invece tu mi hai giudicata, mi hai denigrata, mi hai schifata; facendomi apparire diversa, da quella che sono, davanti al tuo pubblico di cadaveri, come te.”
Questa volta, scelgo di non rispondere. Faccio finta di niente e smetto di guardarla.
Torno, invece, a fissare il pubblico. Non voglio permettere, che un'altra provocazione interrompa, definitivamente, il discorso.
Ho già rischiato, troppe volte, di perdere il filo e, adesso, voglio arrivare alla conclusione.
Mi rivolgo nuovamente alle persone, davanti a me.
“ L’aprirmi con voi, mi ha così emozionato; che voglio dirvi una cosa. Una cosa, molto bella. Sento di volerla condividere con voi. È una cosa, scoperta stasera. La serata mi ha aiutato a capire, e mi sono convinto. Non devo avere paura delle mie decisioni, perché non sono sbagliate. Ho un cervello per decidere, senza dover sentire l’opinione altrui. Verrò giudicato male? Può essere, ma l'importante è, che io sia felice. Dunque vi comunico che,” non riuscendo a finire la frase.

Gaia cerca di colpirmi con un calcio, ma riesco a schivarlo.
Lei perde l'equilibrio. Cade a terra e, nel movimento, una delle sue scarpe si sfila; scivolando sul pavimento e fermandosi, a una decina di centimetri, da lei.
Serena urla:" Aiuto; Francesco sta picchiando la mia amica. Qualcuno intervenga."
Bartolomeo si gira a guardarla e, senza andare per il sottile; reagisce, urlando.
" Stai zitta; cretina. Ne tu, ne mia figlia avete un briciolo di dignità. Ma non vi vergognate?"
Non aspetta neanche la risposta, abbassandosi, immediatamente, per aiutare Gaia, ma lei reagisce con la stessa aggressività, con cui ha reagito, poco prima, alle mie parole.
“ Non toccarmi; posso fare da sola. Non ho bisogno del tuo aiuto. Sono tua figlia, e mi tratti, come un’estranea.”
Bartolomeo rimane, per un momento, fermo, a guardarla.
Sul suo volto, compare un'espressione triste. Sembra che, dietro il ruolo del poliziotto, che cerca di mantenere l'ordine; stia emergendo, soprattutto, quella di una persona, che non riesce più a comprendere il comportamento della mia compagna di università.
“ Gaia; Francesco ti ama tantissimo. Sta sopportando di tutto, per te; e tu non l’hai ancora capito. Invece di baciarlo e di abbracciarlo, tu lo prendi a schiaffi e a calci. Fatti un esame di coscienza.”
Le parole di Bartolomeo cadono in un momento, già estremamente teso.
Gaia reagisce immediatamente.
“ Stai zitto. Lasciami stare. Non ho voglia di sentirti.”

Anche Massimo si avvicina, per aiutarla.
Mi aspetto,che la sua presenza venga accolta diversamente; considerando il rapporto, che si è creato, durante la serata.
Invece Gaia sorprende tutti.
“ Voglio stare da sola, ora. Non voglio nessuno, intorno.”
Massimo si ferma. La guarda per qualche secondo, e poi decide di non insistere. Si allontana, senza replicare.
Anche questo episodio mi fa riflettere: essere il preferito di Gaia, almeno secondo la percezione, che ho avuto durante la serata; non significa, necessariamente, poter fare qualsiasi cosa, con lei.
Quando Gaia decide di chiudersi, sembra non lasciare spazio, a nessuno.

La mia compagna di università rimane a terra.
Io resto fermo, incerto sul da farsi.
Da una parte vorrei continuare il discorso, dall'altra non posso semplicemente ignorare una persona, che è caduta davanti a me.
Inoltre ho visto, come ha reagito sia a Bartolomeo sia a Massimo; quindi non so quale comportamento, si aspetti da me.
Ogni dubbio viene però spezzato dalla sua voce.
“ Francesco; ti muovi? Non stare lì, impalato. Vuoi aiutarmi?”
Mi avvicino lentamente.
Sono ancora confuso, e non so, esattamente, come comportarmi.
Poco prima ha respinto l'aiuto di suo padre e quello di Massimo, quindi non capisco, cosa voglia da me. La guardo, cercando una indicazione precisa.
Lei non sembra avere alcuna intenzione, di lasciarmi nel dubbio.
“ Francesco; non fare la bella statuina. Prendimi la scarpa, e mettimela. E poi aiutami ad alzarmi.”
La situazione assume, così, un'altra svolta improvvisa.
Dopo avermi colpito, minacciato e impedito di parlare, Gaia è ora, lei stessa, a chiedermi aiuto.
Io rimango davanti a lei, ancora una volta costretto a decidere, se seguire la sua richiesta, oppure sottrarmi a questa dinamica.
E, in questo momento, capisco quanto sia difficile, per me, mantenere una posizione veramente autonoma, quando Gaia alterna, continuamente, durezza e bisogno di me.
Mi inginocchio davanti a lei, raccolgo la scarpa e gliela porgo.
Mi aspetto che questo sia sufficiente, soprattutto considerando che è stata lei,a chiedermi di aiutarla. Invece la sua reazione è completamente diversa.
“ Francesco; mi sono fatta male, mettimela tu.”
Mi avvicino, le prendo delicatamente la caviglia coperta dalle collant, e avvicino la scarpa, al piede. Con attenzione, gliela infilo e il piede entra perfettamente.
È un gesto semplice, quasi automatico ma, quando alzo lo sguardo verso Gaia; capisco subito, che non è soddisfatta.
Il problema, evidentemente, non è quello che ho fatto, ma il modo in cui l'ho fatto.
Per lei, manca qualcosa: la partecipazione emotiva, che pretende da me.
“ Francesco; più partecipazione. Sembra che l’hai fatto, controvoglia. Ti devo insegnare anche, a togliermi e a mettermi le scarpe? Hai visto prima, come è stato bravo, Massimo?”
“ Si, ho visto.”
La mia risposta, però, non fa altro che alimentare la sua irritazione.
“ Probabilmente, qualsiasi sfigato di questo locale mi avrebbe trasmesso di più. Tu? Uno zombie. Ti sei inchinato, hai preso la scarpa, e me l’hai messa. Ti sei comportato come un perfetto sconosciuto.”
Le sue parole mi fanno capire, ancora una volta, quanto sia difficile, soddisfare le sue aspettative.
Se eseguo, quello che mi chiede; lo faccio male. Se provo a reagire, rischio di essere accusato di ribellione. In ogni caso, sembra esserci sempre qualcosa, che non va.
“ Infatti sono indietro, nella gara.”
È una frase, che pronuncio, quasi per difendermi, ma Gaia la interpreta come l'ennesima manifestazione della mia insicurezza.
“ Smettila di atteggiarti al più sfigato dell’universo. Più fai così, più perdi terreno.”
A questo punto, preferisco non rispondere. Continuare significherebbe soltanto alimentare un'altra discussione.
Dentro di me, però, cresce la sensazione di essere intrappolato in un meccanismo, nel quale qualunque comportamento venga immediatamente trasformato, in una colpa.
Gaia sembra pretendere da me, contemporaneamente, obbedienza, sicurezza, partecipazione e capacità di non lamentarmi. È una combinazione, che mi lascia completamente disorientato.
Lei, però, non accetta il mio silenzio.
“ Francesco; sto parlando con te.”
Non so veramente più, come comportarmi. Cerco allora di spostare la conversazione, su qualcosa di concreto.
“ Gaia; ti aiuto ad alzarti.”
La sua risposta mi lascia ancora più perplesso.

“ Toglimi le scarpe e rimettimele.”
Mi guardo intorno. Tutte le persone, presenti nel locale, sembrano spaesate, quanto me. Nessuno sembra comprendere veramente, quale sia la logica, di quello che sta accadendo. Io stesso faccio fatica a seguirla.
“ Gaia; non sono molto bravo, a fare queste cose. L’hai detto anche tu.”
Gaia si porta le mani sul volto, esasperata. Poi si gira verso un ragazzo, seduto poco distante.
“ Tu; alzati. Toglimi e mettimi le scarpe.”
Il ragazzo indica se stesso, incredulo.
“ Chi, io?”
“ Sì, tu.”
Il giovane sposta la sedia e si alza, avvicinandosi con evidente cautela. Fa appena qualche passo, ma Gaia cambia, immediatamente, atteggiamento.
“ Prova solamente a sfiorarmi una scarpa, e ti denuncio. Mio padre è un poliziotto, e sta assistendo a tutto.”
Il ragazzo rimane completamente spiazzato.
Bartolomeo, intanto, si porta nuovamente le mani, sul volto.
L'assurdità della situazione sembra averlo lasciato senza parole.
Il giovane non insiste e torna, rapidamente, al proprio tavolo.
Questa volta, sento il bisogno di intervenire. Non voglio che qualcun altro venga trascinato in questa situazione, soltanto perché Gaia è arrabbiata con me.
“ Falla pagare a me, loro non c’entrano nulla. Lasciali stare.”
Gaia sembra sul punto di esplodere nuovamente, ma improvvisamente si ferma. Il cambiamento è quasi sorprendente: dopo tutta quella rabbia, la sua voce torna pacata.
“ Imparerai; te lo assicuro. Anche perché, se non sarai gentile con me, e se non saprai fare queste piccole cose,”interrompendosi.
Io sospiro. Ho la sensazione di sapere già, dove vuole arrivare, ma non voglio anticiparla.
La pausa dura poco. Il tono di Gaia cambia nuovamente, diventando furioso.
“ Guai a te, se inizi nuovamente con la storia, che sei stato sconfitto. Ora aiutami a tirarmi su.”

La guardo, per qualche secondo.
Ancora una volta, mi trovo davanti a una contraddizione: da una parte mi rimprovera, perché non dimostro abbastanza partecipazione; dall'altra mi impedisce di interpretare quello che sta accadendo, attraverso la metafora della sconfitta.
Così mi concentro soltanto sulla richiesta concreta, che mi ha fatto.
Allungo le mani verso di lei, per aiutarla ad alzarsi; cercando di non aggiungere altre parole, a una situazione che, ormai, sembra poter esplodere, in qualsiasi momento.
Gaia, però, scuote immediatamente la testa, e respinge questa soluzione.
“ Francesco; la mano la dai a quella, con i capelli color catrame. A me, tiri su, in un altro modo.”
Rimango fermo, per qualche istante.
Non riesco a capire, cosa voglia, realmente, da me. Ogni volta che provo a comportarmi in modo spontaneo, Gaia sembra introdurre una nuova regola. Non è più sufficiente, aiutarla: vuole che io lo faccia, secondo le modalità, che ha stabilito lei.
La situazione assume così, nuovamente, la forma di una prova, nella quale non devo soltanto agire, ma dimostrare qualcosa.
La mia compagna di università mi osserva e sembra divertirsi della mia esitazione.
“ Hai paura di Massimo?”
“ No.”
Mi sorride, quasi soddisfatta della risposta.
“ E allora, prendimi come una principessa.”
La frase mi mette ancora più in difficoltà.
Mi giro, per un istante, verso la ragazza, dai lunghi capelli neri, quasi istintivamente.
Forse cerco di capire, come possa apparire, dall'esterno, tutta quella situazione.
Gaia se ne accorge immediatamente e scoppia a ridere.
“ Non sei capace; Francesco? Vuoi cercare un video, su youtube?”
“ Sono capace, ma non ne capisco il senso. Vuoi fare un paragone, con Massimo? Lui è più bravo di me, è un test inutile.”
Gaia scoppia, nuovamente, a ridere.
Il suo divertimento, però, contrasta nettamente, con l'atmosfera del locale.
Le persone ci osservano con espressioni sempre più sconcertate, come se non riuscissero a capire, perché quella che dovrebbe essere una semplice richiesta di aiuto; si sia trasformata nell'ennesimo confronto, tra me e Massimo.
Mi volto verso Bartolomeo.
Lui abbassa lo sguardo. La sua espressione mi fa pensare, che sia profondamente a disagio, per il comportamento della ragazza. Non interviene, probabilmente perché comprende che, qualsiasi parola potrebbe peggiorare, ulteriormente, la situazione.
Gaia, invece, sembra perfettamente a proprio agio. Apre la borsetta, tira fuori un fazzoletto, e lo agita, davanti a me, con un sorriso provocatorio.
“ Francesco; vuoi alzare bandiera bianca?”
Questa volta qualcosa, dentro di me, scatta.
Fino a questo momento, ho cercato di mantenere il controllo, ma quella provocazione colpisce, direttamente, il mio punto più vulnerabile: la sensazione di essere continuamente messo alla prova, e di essere considerato inferiore.
Le strappo il fazzoletto, dalle mani, e la guardo con esasperazione.
“ Gaia; cosa vuoi dimostrare? Che non sono al tuo livello? Può essere. Allora torna con quelli del tuo livello. Non ti ho chiesto di venire al centro del locale, per fare un confronto. Ti ho detto che hai ragione, e che ho torto io. Cosa vuoi ancora?”
La mia reazione provoca, immediatamente, un'altra escalation.

Una spinta mi arriva addosso. È Massimo.
“ Scemo del villaggio; come ti permetti di essere violento, con Gaia?”
Il suo intervento mi fa percepire, nuovamente, quella dinamica, che ormai conosco, fin troppo bene: ogni mio gesto viene interpretato nel modo peggiore possibile, mentre Massimo assume spontaneamente il ruolo di colui, che deve proteggere Gaia.
Non ho neppure il tempo di replicare, perché lui si dedica, immediatamente, a lei.
“ Gaia; ti aiuto io, ad alzarti.”
Ancora una volta, però, Gaia rifiuta il suo aiuto.
“ Massimo; ti ringrazio, ma preferisco rimanere seduta a terra. Mi fa male la gamba. Per colpa di Francesco, sono caduta.”
La frase mi fa sentire ancora più colpevole, agli occhi di tutti.
Massimo si volta verso di me, e il suo sguardo diventa gelido.
“ Non finisce qui, la cosa.”
Questa volta, non voglio abbassare la testa.
“ Hai vinto, perché vuoi stravincere? Accontentati della tua vittoria.”
Massimo sogghigna. Sembra che, la mia resa, non gli basti.
“ Voglio umiliarti del tutto.”
Lo guardo, cercando di capire, quale soddisfazione possa trovare, nel continuare quella sfida.
“ E cosa vinci?”

Il suo sorriso si allarga.
“ Magari il culo di Gaia. Sarebbe un bel premio, no?”
Nel locale, si solleva, immediatamente, un brusio. Le persone iniziano a bisbigliare tra loro. Gaia, invece, si guarda intorno, visibilmente imbarazzata. Per la prima volta, sembra rendersi conto, che le frasi di Massimo stanno superando un limite, che nemmeno lei vuole oltrepassare.
“ Massimo; puoi essere meno volgare?”
Lui si gira verso di lei e rimane in silenzio.
Io, però, non riesco a trattenermi, e intervengo con una battuta sarcastica.
“ La prossima volta, usa il termine sodomizzare; è più tecnico.”
Massimo si gira, immediatamente, verso di me. Rimane in silenzio, quasi sorpreso dalla mia risposta.
Gaia cerca, invece, di riportare la situazione, su un piano diverso.
“ Francesco; possiamo tornare a parlare, noi due?”
La guardo.
In questo momento, non voglio più lasciare che Massimo trasformi ogni parola, in un'altra occasione, per umiliarmi.
“ Massimo vuole stravincere, e glielo concedo. Ditemi quello che volete, così la chiudiamo qui. E lui apre altro.”
La battuta provoca una risata generale. Anche il pubblico, ormai, sembra aver trovato un modo, per alleggerire la tensione.
L'unico, a non ridere, è Bartolomeo, che rimane visibilmente imbarazzato di fronte alla piega, che ha preso la situazione.
Il barista, invece, non sembra affatto infastidito.
“ Sarà un piacere, te lo assicuro.”
Gaia perde nuovamente la pazienza, e gli urla contro.
“ Basta, Massimo; ci stanno parlando dietro, le altre persone.”
Io colgo immediatamente l'occasione, per aggiungere una battuta.
“ Dietro, già.”
Ancora una volta, il pubblico scoppia a ridere. La tensione si trasforma, momentaneamente, in una specie di spettacolo collettivo, nel quale tutti sembrano ormai coinvolti.
Gaia, però, decide di chiudere definitivamente il confronto.
“ Massimo; torna da Serena. Stai solamente facendo il gioco di Francesco.”
Il barista annuisce.
“ Va bene; dopo riprendiamo il discorso, a casa mia.”
Poi si gira verso di me, e mi sorride.
Quel sorriso mi mette nuovamente a disagio, perché sembra contenere una promessa implicita, di cosa succederà dopo.
Gaia reagisce immediatamente, irritata.
“ Se dico basta, è basta. Cosa non ti è chiaro?”
Massimo la guarda e, questa volta, cerca di ribaltare la situazione.
“ È tutta colpa di Francesco; ci vuole mettere contro.”
La frase rimane sospesa nell'aria. Io osservo entrambi, e mi rendo conto che, ancora una volta, la situazione non è più soltanto, tra me e Gaia.
Massimo è entrato completamente nella dinamica, e sembra intenzionato a difendere il proprio spazio, accanto a lei. Io, invece, continuo a cercare di capire, quale sia davvero il mio posto, mentre ogni tentativo, di recuperare dignità, rischia di trasformarsi nell'ennesimo confronto.
Gaia mi guarda. La sua espressione è difficile da decifrare, ma io sento di dover intervenire, prima che il contrasto, tra lei e Massimo, degeneri ulteriormente.
" Gaia; veramente, mi faccio da parte, se posso essere motivo di discussione, tra voi due."
In questo momento, almeno per una volta, provo a sottrarmi al conflitto. Non voglio essere utilizzato, come pretesto, per una nuova discussione tra loro.
Massimo sembra apprezzare la mia frase, e mi applaude:" La prima cosa furba, che hai detto, in tutta la serata."
Gaia non gli dà peso, e gli ripete:" Ti ho detto, di tornare da Serena."
Intanto Serena si avvicina a Massimo e gli prende una mano, cercando di fargli capire, che deve seguirla. Lui, alla fine, accetta quella richiesta.

Gaia torna a guardarmi:" Ora mi aiuti ad alzarmi; Francesco?"
Mi piego verso di lei. Con un braccio la prendo da sotto i polpacci mentre, con l’altro, le sorreggo la schiena.
Lei si avvinghia al mio collo e io mi tiro su, ritrovandomi a tenere Gaia, tra le braccia.
Per qualche secondo, siamo vicinissimi. Lei mi guarda e io ricambio lo sguardo.
È una situazione estremamente carica di tensione perché, dentro di me, convivono sentimenti opposti: da una parte il desiderio di aiutarla e di essere vicino a lei; dal altra la consapevolezza di tutto quello che è successo, durante la serata.
Il pubblico interpreta immediatamente questa scena, come qualcosa di romantico, e il locale esplode in un applauso. Il mio nome torna a riecheggiare ovunque.
Bartolomeo, trascinato dal entusiasmo della folla, comincia a urlare:" Bacio, bacio, bacio." Gaia mi guarda, mentre quelle parole rimbalzano nel locale.
Valentina urla:" Forza, Francesco."
Per un istante, la situazione sembra quasi trasformarsi in una scena, costruita dalla platea. Tutti sembrano voler decidere per noi, come se questo momento dovesse necessariamente concludersi, con un bacio.
Io, però, non faccio quel passo. Inclino leggermente Gaia, fino a permetterle di appoggiare, nuovamente, i piedi, sul terreno. Quando sono sicuro che sia stabile, la lascio. Gaia torna in piedi da sola.
Bartolomeo reagisce immediatamente:" Ma perché; Francesco?"
Dal pubblico, arriva un brusio di disapprovazione.
La mia scelta non viene capita.

Proprio quando penso di aver evitato un errore, Gaia mi colpisce con un forte schiaffo.
"E, per fortuna, che non hai provato a baciarmi, altrimenti ti avrei fatto arrestare; coglione. Per qualche giorno, devi starmi lontano. Avvicinati a me, al università, e ti faccio picchiare da Corrado. E ora vattene dal locale. O ti faccio cacciare da Massimo."
La sua reazione mi lascia, ancora una volta, spiazzato.
" Tranquilla, saluto e me ne vado."
Gaia urla:" Stronzo," e si allontana dal centro del locale, scomparendo tra le persone.
Sto per lasciare il centro della pista, quando una voce mi ferma:" Francesco, ma non dovevi dirci qualcosa?"
Mi volto verso quella persona, e rimango in silenzio.
La platea aspetta la mia risposta, con una curiosità, quasi febbrile.
In questo momento, sento nuovamente il peso degli sguardi, su di me.
Devo decidere in pochissimo tempo: se esito, rischio di apparire, ancora una volta, debole; se continuo, non so cosa potrebbe accadere.
È proprio questa, la difficoltà della mia posizione: qualunque scelta faccia, sembra poter essere utilizzata contro di me.

Prima che possa decidere, Gaia torna indietro.
Evidentemente ha cambiato idea.Vuole aggiungere ancora qualcosa.
" Mi sono dimenticata di dirti. Tu sei fuori da qualsiasi gara. Ti sei montato la testa, ascoltando una mandria di sfigati. Ti rendi conto,di come ti sei ridotto? Hai fatto un cinema, per avere gli amichetti, che ripetessero bacio. Credi che io mi faccia influenzare, da un gruppo di perdenti? Hai fatto un’altra figura pessima. Spiegami come posso fare, per dimenticarmi tutte queste figure? Quante volte, ti ho già perdonato stasera? Eppure tu continui a sbagliare.Non riesci a capire, come ci si comporta con una ragazza. "

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